Riflessioni, ansie e pensieri da rientro

Non so se sia così anche per voi ma per quanto mi riguarda il vero Capodanno è a fine agosto: in quei giorni non passa anno che non mi assalga la voglia di cambiamento, l’idea di riorganizzare cose, e cosa ancor più bella, l’ispirazione per far fronte a nuovi progetti. Vivo il ritorno in città con un misto di ansia ed eccitazione, quest’anno poi con l’inizio della materna per Matteo il tutto è ancora più forte.

Se ve lo steste chiedendo, alla fine anche noi siamo riusciti nello spannolinamento. Il processo è stato lungo e tortuoso, e mi sento di mandare (benevolmente) a quel paese quelle mamme che millantano una leggerezza incredibile nell’operazione, dicendo che si riesce tranquillamente in 2 o tre giorni.

Anche no.

Tutt’ora capitano ancora incidenti, specialmente sotto il punto di vista solido. Io ho affrontato il tutto con azioni da manuale: essere risoluta, non scoraggiarmi, essere positiva, non far pesare gli incidenti.

Sì, per una settimana ho fatto proprio così. Poi sono passata all’insofferenza, poi alle minacce. Sì insomma, una madre da manuale. Il ninja si è rivelato tenace e solo ora, dopo un mese e mezzo, posso appunto considerarlo più o meno spannolinato (di giorno eh, per la notte aspetterò tempi migliori visto che la mattina il pannolino assomiglia alla diga del Vajont) .

La casa, so che volete sapere della casa. Con grandissimo piacere farò un home tour (sperando di riuscire a tenere la mano ferma) e ho anche una certa ansia da prestazione… Certo che l’importante è che piaccia a me, ma in tante di voi sono state così partecipi che ci tengo a fare bella figura 😛 Ovviamente prima dovrò finire di mettere ordine al caos di scatoloni e trovare soluzioni estetiche che mi mettano tranquilla, altrimenti sono capace di cambiare disposizione alle cose con un’ossessione inquietante. Quando guardo una stanza non c’è nulla che debba stonare, sennò devo metterci mano! Inoltre devono ancora arrivare alcune porte, essere finiti i battiscopa e altro ancora…

E a proposito di ansia da prestazione, si diceva della materna. Chiaramente l’inserimento mi crea un pelino di agitazione ma onestamente sono confidente che tutto andrà per il meglio e il ninja si adatterà in fretta, complice il fatto di aver scelto una scuola che mi infonde molta fiducia. La preoccupazione maggiore è per me stessa come madre: sarò in grado di presentarmi il primo giorno senza essermi dimenticata cose dalla lista dell’equipaggiamento da portare? Non ridete, potrebbe succedere. E poi sarò in grado di mantenermi lucida quando arriverà a casa riportando fatti quali ‘tizio mi ha morso’ o ‘ho morso tizio’? Provo quel ridicolo impulso – tipico della madre – di alzare la mano alla riunione di domani sull’inserimento con genitori e insegnanti e dire: ‘Ehi, mio figlio è speciale (mica come i vostri) quindi trattatelo al meglio, educatelo bene e non traumatizzatelo o vi ammazzo tutti’. No eh? Vabbè lascio stare.

E poi e poi e poi, tanti altri progetti in vista… Ma noi ci aggiorneremo più avanti! Buon rientro e buon anno!

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Vi porto dentro ‘Le Canottiere’

Capoliveri è da sempre il mio paese preferito sull’Isola d’Elba: arroccato sulla cima della montagna, ha quell’aspetto un po’ vecchiotto, le stradine strette e i panorami mozzafiato che lo rendono affascinante a qualunque ora del giorno. Ultimo ma non ultimo, lì ci sono alcuni negozi dove non manco mai di fermarmi, tra cui Le Canottiere.

Ho deciso così di farvi entrare virtualmente con me e farvi conoscere la proprietaria – Valentina – nata e cresciuta a Milano ma con mamma francese, costumista, amante dell’handmade e con la quale ho scoperto di condividere molti punti di vista.

“Ultimamente mi definisco un po’ nomade. L’inverno scorso ho venduto casa a Milano e sono rimasta dunque tra l’Elba e Livorno dove ho messo in piedi un progetto (Duemé) per realizzare borse  insieme ad un’amica, in collaborazione con il laboratorio di pelletteria di una struttura riabilitativa.

Questo, insieme alla volontà di rimettermi in gioco, scoprire nuovi posti e persone, l’idea di vivere in un contesto urbano ma senza il chaos e la frenesia della metropoli milanese, mi ha portato a scegliere proprio Livorno come seconda (o prima non lo so più..!?)  casa. L’idea di avere il mare e il suo orizzonte aperto davanti, senza dover stare “isolata” è per me il compromesso ideale, senza contare che è una posizione strategica tra l’Elba e Milano.

Il negozio ha una storia che inizia nel 2011, quando durante un lungo lavoro – sempre coi costumi – a Colorado Café, ho conosciuto una ragazza con la quale nel 2012 abbiamo aperto insieme il negozio Le Canottiere sui Navigli a Milano. Il progetto è nato a dire il vero un po’ per gioco, ma ha lentamente preso una piega molto più seria fino a quando abbiamo vinto un bando di concorso della Camera di Commercio e ricevuto un finanziamento a fondo perduto per l’avvio dell’impresa. A quel punto ci siamo rese conto per davvero che il gioco s’era fatto serio.

Dopo un anno e mezzo la mia socia ha mollato il colpo e così mi sono ritrovata a dover decidere cosa fare. Chiudere? Continuare da sola? L’illuminazione è arrivata ripensando alle parole sagge che i miei genitori mi hanno sempre ripetuto fin da piccola: “Quando non sai cosa fare, parti da quello che ti piace”. La risposta è stata immediata: ISOLA D’ELBA. Vengo qui da quando sono nata e questa terra è per una terra di pace e bellezza. L’idea di avere un negozio che fosse stagionale mi permetteva oltretutto di portare avanti anche l’attività di costumista nel periodo invernale. E oggi più che mai sono felice della mia scelta.

La selezione delle cose che vendo si basa fondamentalmente su un criterio fondamentale: l’eticità. Sia sul piano della produzione in termini di lavoro, delle persone e dei diritti di queste, che sul piano dei materiali impiegati. Va praticamente da sé che la selezione si volge tutta tra micro-produzioni, giovani designers, artigiani, piccole o giovani realtà imprenditoriali. La maggior parte dei miei fornitori è italiano – molti milanesi avendo iniziato da lì la ricerca – e quelli che non lo sono sono tutte piccole aziende che operano nel commercio equo (Nepal, Senegal, Marocco).

Ognuno ha una sua storia e mi piace poterla raccontare. Credo che questo aggiunga davvero un valore agli oggetti che propongo. Mi piace pensare che chi acquista un capo o un oggetto nel mio negozio per certi versi si arricchisca di una nuova storia, portandosi via un pezzettino di qualcosa nato, immaginato e creato da menti e mani pazienti e attente. 

Nel mio negozio non ci sono cose che potremmo definire “alla moda”. Certo, alcune strizzano inevitabilmente  l’occhio al trend del momento ma lo spirito è totalmente opposto a quello del fast-fashion, della maglia a pochi euro, che metterai solo quest’estate e poi mai più. E’ sufficiente leggere qualche articolo e approfondire un attimo cosa si cela dietro alla fast-fashion per comprendere che è un sistema che va assolutamente boicottato. Odio l’omologazione e mi piace che le persone possano distinguersi anche solo grazie a piccoli dettagli di ricercatezza scovati qui da me. Distinguersi – con discrezione e gusto-  è sicuramente per me la parola d’ordine.

A me piacciono i negozi “di una volta”. Il panettiere di fiducia, la latteria, il bar dove ti senti a casa, il negozio di tessuti con il commesso in camicia e panciotto, il fruttivendolo che ti butta lì una nuova ricetta mentre acquisti un radicchio o un topinambur… Sono tutte situazioni in cui viene data attenzione prima di tutto alla persona, in cui ognuno si sente per certi versi speciale, unico, e non uno dei tanti che passano di lì, senza nome, senza età, senza una storia e lo trovo meraviglioso. 

Tutto questo però mi porta a mettermi a disposizione nel caso in cui qualcuno volesse giustamente pensare qualche tempo all’acquisto o volesse appunto “personalizzarlo”. In questo senso se hai visto un capo ma non c’è la tua taglia, o il colore che ti piace, se ti sei pentito di non averlo acquistato quando eri qui ma sei già partita, sicuramente farò tutto il possibile per procurarti quel capo del colore e della taglia giusta o per mettere da parte quello che avevi visto e non hai preso subito, e spedirtelo a casa.”

Le Canottiere – Via Roma 72 – Capoliveri

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