“Le donne sanno partorire e i bambini sanno nascere.” 

La data del mio parto si avvicina e ho constatato che io sono completamente diversa da quella che ero quando stavo per affrontare la nascita del ninja. La mia consapevolezza è 100 volte più grande sebbene le paure ci siano ovviamente. Il teletrasporto che mi auguravo all’epoca ancora non è stato inventato, mi ritrovo quindi a prepararmi come un pugile che sta per salire sul ring, consapevole che in tutti i modi si porterà a casa la sua splendida coppa (e un pacco di Tena Pants).

Ho pensato di fra una chiacchierata con alcune ostetriche che hanno gentilmente risposto a qualche domanda sul parto raccontandoci il loro punto di vista di professioniste e di donne. Innanzitutto ve le presento:

MARTINA: sono Ostetrica e sono Istruttrice “Portare i Piccoli”. Mi occupo per lavoro delle mamme, delle coppie, dei bambini. Lavoro da tre anni come libera professionista: conduco corsi preparto e post parto, seguo le gravidanze, accompagno le mamme nei travagli a domicilio, faccio consulenze di sostegno all’allattamento e al puerperio. Mi prendo cura della maternità non in corsia, ma nei momenti della quotidianità. Mi trovi su ostetricamartinasarti.it

SILVIA: ciao! Sono Silvia, ho 35 anni e faccio l’ostetrica da 13 anni.

ALESSIA: Sono Alessia, sono ostetrica da circa quattro anni durante i quali ho avuto modo di lavorare nella libera professione sul territorio della mia provincia (Latina) e successivamente negli ospedali del nord Italia.

CATERINA: ho 31 anni, vivo a Firenze e sono ostetrica dal 2009. Dopo aver lavorato in vari ospedali della mia città come dipendente ho scelto di lavorare come libera professionista. Seguo le donne in autonomia, in gravidaza, parto e post parto. Sostengo le famiglie nella maternità sia prima che dopo, offrendo incontri e corsi specifici. Il mio lavoro per me è una vera passione, sono in continuo cambiamento e movimento. Dal 2014 ho iniziato a scrivere il mio blog: vitadaostetrica.com dove racconto di me e del mio lavoro!

FEDERICA: Sono un’ostetrica da sempre nel cuore e sulla carta da quasi 4 anni! Svolgo la mia professione a Roma. Sono una libera professionista, da circa un anno ho aperto uno studio ostetrico,  IlFiloRosa, insieme ad una collega, dove ci prendiamo cura della salute delle donne dall’adolescenza alla menopausa e le accompagniamo nel percorso della maternità.

Cosa pensi del modo nel quale viene visto il parto nell’epoca contemporanea?

CATERINA: ‘Penso che spesso nonostante il bombardamento di informazioni che c’è, rispetto agli anni passati, ci sia comunque per molti aspetti poca informazione. Di frequente le donne non hanno un ruolo attivo durante il parto e delegano le loro scelte ai professionisti. Il dolore del parto poi, viene vissuto spesso negativamente senza capirne il reale significato. Credo che sia necessario un empowerment, un rafforzamanto delle potenzialità delle donne che sono capaci di partorire per natura.  Il parto è un evento fisiologico, medicalizzato al bisogno. Intervenire troppo non è sinonimo di sicurezza. Affidarsi a professionisti che aiutano a vivere il percorso della gravidanza fisiologicamente è la cosa migliore che una donna può scegliere per sé stessa.’

ALESSIA: ‘Purtroppo, da fin troppi anni, il parto è visto come un atto prettamente medico, basti notare che la gran parte delle mamme scelgono di farsi seguire in gravidanza dal ginecologo piuttosto che dall’ostetrica, che è l’esperta dalla fisiologia ed ha competenze per seguire le gravidanze. Si parte spesso con l’idea che durante la gravidanza si debba intervenire continuamente, quando in realtà, in una gravidanza che decorre serenamente, non è necessario esagerare con accertamenti e visite.’

pic via youtube ch. Thesacconejolys

Sei mamma? Se sì, raccontaci in breve la tua esperienza di parto.

SILVIA: ‘Sì sono mamma di due bambini, Matilde (5 anni e mezzo) e Vittorio (3 anni e mezzo). Nonostante le gravidanze un po’ tortuose ho avuto delle splendide esperienze di parto in ospedale. Avevo al mio fianco mio marito, che è ginecologo, e due mie colleghe e amiche ostetriche. L’atmosfera era serena senza alcuna intromissione esterna. Sono nati a 38 w + 6 giorni e a 40 w. I travagli sono stati abbastanza veloci ed il periodo espulsivo rapidissimo. In quel momento ero comoda in posizione semiseduta in un normalissimo letto… E cosi è avvenuto il parto. Da li è iniziata la magnifica esperienza dell’allattamento.

CATERINA: ‘Si sono mamma dal 14 febbraio 2016, anzi, da appena ho scoperto di essere incinta, un giorno di luglio della caldissima estate del 2015. Ho vissuto una bella gravidanza anche se ho vomitato ogni giorno per quasi 9 mesi! Luna ha deciso di venire al mondo in anticipo di ben 3 settimane, inaspettatamente, cogliendoci tutti alla sprovvista. Durante la notte mi si sono rotte le acque; sono stata a casa fino a che ho potuto, supportata sempre da mio marito e poi da una collega ostetrica. In mattinata sono poi andata in ospedale perchè desideravo moltissimo fare il travaglio o il parto in acqua. Dopo essere stata molto tempo in vasca e aver provato svariate posizioni Luna è nata nel primo pomeriggio. Sì, il parto è doloroso, ma è limitante descrivere un’esperienza del genere solo con questa parola. Il parto mi ha fatto scoprire lati di me che non conoscevo, una forza che non pensavo di avere. Un’esperienza unica.’

Pensi che le donne vengano preparate psicologicamente in modo adeguato all’esperienza del parto? Secondo te, il fatto che per il primo figlio capiti abbastanza frequentemente di avere travagli estremamente prolungati è legato anche alla psicologia della donna o è solo un fatto ‘fisico’?

FEDERICA: ‘Penso che per molte mamme oggi, “prepararsi” alla nascita significhi fare visite, ecografie ed esami del sangue. Ritengo sia fondamentale per la donna ascoltarsi, imparare a conoscersi ed a riconoscersi in gravidanza, entrare in stretta connessione con il proprio bambino, non attraverso dei macchinari! Penso sia altresì fondamentale essere accompagnati da un’ostetrica durante la gravidanza, se questa è nei limiti della fisiologia, e partecipare insieme al compagno a degli incontri di accompagnamento alla nascita!

ALESSIA: ‘Personalmente ho investito molto tempo e tanta energia nella preparazione delle donne, una preparazione che non si basa su lezioni da manuale ma piuttosto sull’informazione, così che possano scegliere cosa è più giusto per la loro esperienza. Inoltre la preparazione si basa anche sul sentire il proprio corpo, prendere coscienza delle proprie risorse e sapere come attuarle. Lavorando in ospedale ho avuto poi modo di incontrare molte donne, alcune che provenivano da corsi di preparazione ed altre no, ed il fatto che una donna si fidi di se stessa, dopo aver fatto un percorso con professionisti e donne come lei, si nota immediatamente, non tanto nella durata del travaglio ma nella capacità di gestire le contrazioni, di vivere il momento pienamente. Ricordiamo poi che figura fondamentale è quella del compagno che può essere una vera colonna per la sua donna.’

MARTINA: ‘Difficile generalizzare. In linea di massima penso che le donne abbiano poca fiducia nel loro corpo. Sono portate a pensare che il parto sia un evento che si “subisce”, che avviene perché avviene. In parte può essere vero, la natura è potente, la nascita è una delle sue più fantastiche espressioni. Tuttavia il tipo di predisposizione verso l’evento parto può influenzare le cose, in un senso o nell’altro. Ai corsi o anche in travaglio mi arrivano tante domande tipo “ma mi accorgo quando sono in travaglio?”, oppure “l’ostetrica poi mi dirà cosa devo fare?”, o ancora “Martina mi farai sapere tu quando dovrò spingere?”. Accolgo tutto ciò con sorriso. E rivolgo in risposta un’altra domanda: “Ma tu, temi per caso di arrivare un giorno e non sentire la fame? Oppure hai mai avuto il dubbio di non avvertire più lo stimolo della pipì? O ancora di alzarti in piedi e non saper più camminare?”. Chiaramente sono provocazioni. Ma le donne comprendono. Il parto è competenza del corpo della donna tanto quanto concepire, avere le mestruazioni, dormire, digerire, fare la pipì, abbracciare, baciare.

“Le donne sanno partorire e i bambini sanno nascere (M. Odent).”

L’aspetto psicologico è sicuramente importantissimo. Avere paura, non sentirsi all’altezza, temere il dolore, essere condizionati da fattori esterni, vivere momenti difficili può sicuramente inibire o avere effetti sul parto. I tempi però sono variabili, misteriosi, influenzati da tanti fattori a volte indeterminabili se non a posteriori. Se una donna al parto è connessa, rilassata, non disturbata da interferenze esterne a sé, contenuta e coccolata, accompagnata da chi desidera, se ha modo di stare in un luogo confortevole, famigliare in cui si sente a suo agio, sicuramente avrà maggior probabilità che il travaglio e il parto, indipendentemente dalle tempistiche, siano vissute come eventi ricchi, intensi, positivi.

Cosa pensi dell’epidurale?

ALESSIA: ‘L’epidurale ha comunque i suoi pro e contro, è un mezzo che permette alle donne di rilassarsi e prendere forze, ma può rendere un po’ “sorda” la donna ai segnali del suo corpo. Torno quindi a ribadire che una donna informata sa scegliere consapevolmente con l’aiuto di un professionista!’

FEDERICA: ‘Riguardo l’epidurale penso ogni donna debba poter scegliere, dopo una corretta informazione. Da ostetrica preferisco proporre prima metodi di contenzione del dolore non farmacologici, quali posizioni libere, massaggi, l’uso dell’acqua e della voce.’

CATERINA: ‘Penso che l’epidurale sia un ausilio medico utile se praticata nel momento giusto e se strettamente necessario. L’epidurale può aiutare in caso di travagli molto lunghi, con una fase dilatante prolungata e con donne molto stanche e provate che hanno bisogno di lasciarsi andare. Se praticata prima del tempo, può invece interferire negativamente, andando a prolugare ulteriormente il travaglio. Spesso l’epidurale viene erroneamente associata alle parole “parto indolore”: il dolore lo si avverte comunque, perchè necessario, lo si avvertirà un po’ attenuato ma le sensazione sono comunque vivide.’

Quale Credi sia lo stato d’animo corretto per affrontare al meglio l’esperienza del parto?

SILVIA: ‘le parole d’ordine per un parto sono : positività, determinazione e autostima …ma sempre con responsabilità’

MARTINA: ‘Lo stato d’animo al parto dipende da tanti fattori: personali, emotivi, psicologi, ambientali, sociali, dal proprio vissuto, dalla storia di quella gravidanza, da esperienze di parto precedenti, da quanto si è informate ecc… Determinare quale sarebbe quello giusto lo sento per me impossibile. Tuttavia mi sento di invitare le donne a cercare un modo affinché possano arrivare al parto sentendolo come opportunità di crescita, possibilità di scoperta. E voglio farvi un augurio, a tutte voi, per il vostro parto o quelli che forse saranno… Vi auguro di sentirvi rispettate e amate in un momento così delicato e sensibile. Vi auguro di sentirvi al sicuro. Vi auguro di sentirvi al centro dell’evento assieme al vostro bambino. Vi auguro di sentirvi potenti e fortissime. Vi auguro di vivere la nascita come un successo, il più grande di tutta la vostra vita.

Per noi sarà diverso

Una frase che la donna si ripete come un mantra di fronte ai racconti del terrore che le vengono propinati quando aspetta un bambino, primo, secondo o terzo che sia

Alzi la mano a chi di voi non è mai capitato durante la prima gravidanza di sentirsi dire frasi che iniziano con:”Eh, fai questo adesso perchè poi…”

Non credo nella solidarietà femminile, credo semmai nella solidarietà tra persone indipendente dal sesso, perchè di fatto mi sembra che ci sia un sottile gioco sadico che circola tra le madri. Si chiama gioco del terrorismo psicologico. Come dicevo è sottile, possono sembrare semplici racconti o piccoli consigli, ma celano un messaggio subliminale molto forte che ha il solo scopo di creare stati d’ansia nella futura madre.

In prima linea stanno i racconti sul parto. Per carità, non che si giusto parlare di unicorni che compaiono durante il travaglio e ti cospargono con polvere di fata ma ho come l’impressione che spesso le narrazioni del parto siano volutamente condite da dettagli truci per provocare – con una vena di sadismo – terrore puro nella poveretta col pancione. Semmai sarebbe più corretto porre l’attenzione sì sugli aspetti ‘splatter’ dell’esperienza – innegabili – ma anche e soprattutto su quelli positivi; perchè ok che alcuni parti sono una vera Odissea ma tanti altri rientrano nella cosiddetta normalità e quindi non si capisce perchè la parte che sottolinea l’enorme forza femminile, la potenza del corpo umano, la consapevolezza di stare comunque vivendo un’esperienza unica e la gioia di mettere al mondo il proprio bambino venga volutamente tralasciata o accennata appena. Io sono la prima che in compagnia fa battute sul dolore del parto perchè ehi, non è una passeggiata di salute, ma non manco di sottolineare che è stata nonostante tutto una bella esperienza, anche in quei momenti nei quali avrei sniffato cocaina pur di smettere di sentire male.

E poi c’è la maternità in generale. Le madri si divertono a lanciare anatemi sul tuo futuro da neomamma. Le frasi che più mi hanno mandato in bestia sono due: “Eh dormi adesso che sei incinta che poi…” insieme a: “Sì prenditi cura di te stessa finché puoi”

Cioè a parte che farsi delle colossali e soddisfacenti dormite quando la panza raggiunge volumi consistenti è una mera utopia, e poi mi chiedo come mai alcune donne si dimentichino totalmente di considerare tutte le variabili che stanno dietro alle situazioni delle altre madri. Ma che ne sai di che tipo di bambino avrà la tua amica, di quanti e quali aiuti abbia, di quale sia il suo grado di resistenza alla stanchezza e il suo modo di prendere le cose. Inoltre, chi è madre sa benissimo che quando sei in gioco, giochi. E la cosa diventa quasi automatica, la vita cambia e si plasma sulla nuova situazione e dopo lo sconvolgimento iniziale tutto quadra sui nuovi binari. Non credo sia giusto né utile porre ansie inutili prima del tempo. Che poi io ne conosco di mamme che si sono trovate neonati che già tiravano 6 di fila. E io vi dirò che non ho mai saltato una doccia né mi sono vestita con una maglia spaiata ai pantaloni. Poi certo che ci sono momenti di sconforto nei quali quasi ti chiedi chi te l’abbia fatto fare ma anche lì trovo un gioco sadico dover sempre enfatizzare solo gli aspetti no.

Infine ci sono io, che aspetto il mio secondo bambino, e che ogni tanto (per fortuna meno del primo giro) mi ritrovo coi commenti incoraggianti di madri bis che vogliono far sapere a tutte quanto sia terrorizzante il fatto di passare da uno a due.

“Se ti lamenti della stanchezza adesso vedrai con due!”

“Eh pensa poi a fare questa cosa con due!”

“Preparati perchè poi…”

Ecco ho una breaking news per voi, conosco mamme di tre che si destreggiano col sorriso nella vita di tutti i giorni. Che hanno momenti no come tutte noi ma che comunque non sono sull’orlo di una crisi di nervi e – per la maggior parte del tempo – non presentano occhiaie da panda.

Poi certo, ci sei tu che hai tuo figlio che non dorme da due anni, tu che hai tuo figlio che non mangia niente, il tuo che fa scenate in ogni dove, il tuo che non dà retta, il tuo che mena il fratellino… Io vi dico, lasciateci pensare che per noi sarà diverso. Perchè è così che facciamo tutte no? Di fronte ai più svariati racconti neri, ci diciamo che per noi sarà diverso.

E lo sarà, anche se non sappiamo diverso come.