Nuova collezione Geox e decalogo per affrontare certi eventi

In passato ho collaborato con diverse realtà. La mia regola per le collaborazioni è semplice: dico sì se il prodotto mi attira (anche se chiaramente va testato) e se non ho vincoli particolari nel presentarlo (no alle foto promozionali tutte uguali, no all’obbligo di scrivere certe cose). Queste sono le mie regole ma naturalmente ognuna si affida alle sue personali.

Geox è come sapete una delle aziende con le quali sto collaborando. Ho accettato volentieri perchè stimo il brand per la sua attenzione alla traspirazione delle calzature, alle materie e all’occhio di riguardo che usano per ciò che riguarda il mondo bambino. Matteo le porta ai piedi da quando ha iniziato a camminare e ci siamo sempre trovati bene. Tra l’altro nella nuova collezione è presente il bollino ‘Tuv Sud’ che certifica non solo un’alta attenzione ai materiali ma soprattutto che sono stati seguiti criteri conformi alle leggi di rispetto ambientale.

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E’ stato un piacere partecipare alla presentazione della nuova collezione per l’inverno e naturalmente ho già individuato un paio di cose che voglio acquistare:

un piumino con la parte centrale imbottita e le maniche e il cappuccio in neoprene giallo o blu per il ninja, super traspirante.

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un paio di stivaletti neri per me, super comodi e idrorepellenti (del genere confortevole per tutti i giorni ma con stile) a scelta tra i seguenti due. Quando li ho presi in mano sono rimasta colpita dalla morbidezza e dalla leggerezza, infatti onestamente non pensavo affatto tenessero l’acqua e invece sono pensati apposta.

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Se anche voi dovete partecipare ad un qualche evento che vi porta in mezzo al magico mondo delle influencer (che nome di cacca XD) vi lascio alcune regole base che vi permetteranno di sentirvi a vostro agio. Non si va mai in mezzo alle influencer:

. senza smalto. L’unghia nuda è IL MALE

. senza indossare un must di stagione. Nel caso specifico del momento portate a scelta: qualcosa di pseudopelle, qualcosa di rock, qualcosa a righe, pantaloni all’acqua-in-casa, gonna-pantalone, stampa fiori/insetti

. senza che i capelli abbiano almeno una delle seguenti caratteristiche: piega mossa, treccia elaborata o comunque in posizione bohemien, fascia in stile anni 50, taglio corto asimmetrico, frangia, tintura lilla/rosa/azzurro sbiadito su capelli rasenti il bianco

. senza sopracciglia perfette

. senza cellulare, sennò state a casa.

Io mi diverto lo ammetto, in queste occasioni rivedo sempre qualche faccia amica e conosco invece qualcuno di nuovo, e a me conoscere nuove persone piace.

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Venire bene nelle foto? Giusto il giorno del matrimonio.

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Tranquille anche io ho rispettato le regole precedenti: indossavo smalto Essie (Cute as a button), questi pantaloni di Zara e la giacca di Sandro Ferrone (uno dei miei capi passepartout) un pelino rocchettara così come le scarpe, ovvero delle Licia Florio in sughero e pelle argentata simili a queste ma con delle cattivissime borchie applicate.

Vi lascio con alcune delle scarpe che preferisco della nuova collezione a/i 16-17

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Nuova rubrica: Anche un papà ce la può fare

Non so se lo sapevate, ma dietro ad ogni mamma c’è anche un papà.

Eh sì, pare che per fare un figlio servano anche loro… Certo, come spesso accade gli tocca la parte più piacevole della questione, e se ne vantano pure con gli amici… Ma dopo? Dal 16 agosto 2014 ne ho sentiti di tanti tipi. Quello che si impegna tantissimo ma non ce la fa, quello che vorrei-ma-non-so-come-si-fa, quello che è sempre al lavoro e quando arriva è troppo stanco, il mammo, quello super presente, quello che potenzialmente sarebbe fantastico ma lei non gli permette di imparare (e poi si lamenta), quello che pensava che fare un figlio equivalesse a comprare una pianta d’arredo. E poi c’è il mio.

Il mio compagno senza voler fare sviolinate è entrato subito nel ruolo, e per ‘subito’ intendo da quando gli ho fatto vedere quella linea rosa così sbiadita che però mi aveva già spedito sulla luna e ritorno.

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E’ stato sempre presente, anche quando in preda agli sbalzi ormonali piangevo per una pubblicità o quando vittima di vampate micidiali lo obbligavo a dormire coperto fino alla faccia a luglio. Si è lamentato poco e durante il parto ha fatto davvero del suo meglio. Con la coda dell’occhio l’ho visto sbiancare quando il gioco ha iniziato a farsi duro ma dopo essersi bevuto un caffè e preso uno schiaffo in faccia perchè non volevo essere toccata, è stato il sostegno perfetto fino a che non abbiamo sentito quel magico: ‘pluf’.

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E allora mi sono detta: ma perchè ci sono solo mamme che parlano ad altre mamme? Ce l’avranno pure qualcosa da dire questi papà! Così nasce sul mio blog la rubrica ‘Anche un papà ce la può fare’, special guest mio marito. Con cadenza mensile teasband (meraviglioso nome nato dall’unione delle parole ‘teaspoons’ e ‘husband’) vi intratterà con le sue riflessioni e i suoi racconti sulla paternità. E specifico che non sono in alcun modo responsabile dei contenuti e mi limiterò solo a correggere la punteggiatura (una mia fissa).

“Buongiorno Teaspoons’ lettrici ,

è da ieri che tra un bla bla e l’altro ho percepito la volontà della mia dolce metà di tenere una rubrica per lei… ED E’ STATO SUBITO PANICO! 

E mentre lei continuava con il suo bla bla blablare, il criceto si è messo subito in moto. In verità era già da un po’ che mi sarebbe piaciuto creare un piccolo blog denominato qualcosa come “The Teaspoons’s backstage” ma avrei fatto fatica a mantenerlo aggiornato e sarebbe sprofondato poco dopo.

Il piano di scrivere ogni tanto per lei era geniale – WOW – questa volta ho l’ho detto io… “Sì, lo voglio”! 

Ma come farlo? Serio sarebbe stato poco credibile con una moglie così, divertente invece sarei passato da quello che vuole ma non può… Dovevo fare bella figura perché la sfida era notevole e raccontare il dietro le quinte di una mamma blogger sarebbe stato spettacolare per me, forse avrebbe fatto sbellicare voi ma al contempo avrebbe fatto imbestialire lei.

Allora ho pensato di essere solamente me stesso ed il resto lo faranno le mie dita.

Mi presento:

Mattia Maimura alias Neverwall (‘never’=mai ‘wall’=muro se non si fosse capito), cognome giapponese ma una “S” e “Z” inconfondibili. Papà del Ninja, mi occupo di porte e finestre. Alle superiori avevo 5 in italiano e 8 in matematica, questo per mettere le mani avanti, non sono un grande scrittore! 

Carissime, l’intro è andata alla grande! Alla prossima!”

 

 

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