COSA HO IMPARATO SUL CAMBIAMENTO

– consigli sul cambiamento per mamme piene di (legittime) scuse –

Com’è che faceva quella canzone di Daniele Silvestri?

“Le scuse che ci raccontiamo sono 4850…”

Vabbè non era proprio così ma rimane il fatto che ce ne raccontiamo parecchie. E sono proprio loro a non farci raggiungere il cambiamento che tanto speravamo.

Ma siccome non pretendo di mettermi in cattedra, passo subito a due esempi concreti che penso valgano più di mille parole.

Il primo è quello che ho condiviso anche su Instagram e riguarda il passaggio dal latte di mucca a quello vegetale per colazione.

Non suona come un cambiamento epocale vero?

Eppure mi ha richiesto più sforzo di tante altre grandi scelte della vita.

La verità è che il mio corpo mi mandava da anni segnali molto chiari. Mi urlava: “Ehi sorella, è inutile che OGNI SINGOLA MATTINA tu beva una tazza di enorme cappuccino, per poi lamentarti OGNI SINGOLO GIORNO di quanto sei gonfia”.

Per altro non dimentichiamo che la mia diastasi non è stata ancora operata (grazie Covid!), quindi mi gonfio davvero come una incinta al sesto mese.

Eppure per anni ho continuato a rimandare, a dire che non era il momento, che non trovavo alternative valide. Snocciolavo una scusa dopo l’altra.

Un giorno l’osteopata mi ha detto: “Pensa ai benefici che potresti avere. Credi che valgano lo sforzo?” e PAM, qualcosa è scattato.

Mi sono proprio focalizzata su “benefici versus rinunce” ed è inutile dire che i primi hanno vinto alla grande.

È stata una domanda ricca di saggezza infinita? Non direi. Ma è stata la domanda giusta al momento giusto: finalmente ero pronta.

Tipo alcolista anonima, è ormai un mese che sono pulita e inizio la giornata con la brodaglia ehm bevanda vegetale e non sono mai stata meglio. Tanto da chiedermi perché io abbia aspettato tutti questi anni.

Ecco quindi le prime lezioni che ho imparato sul cambiamento:

  1. Parte da un’idea che deve avere tempo di germogliare. Se non sei pronta, non sboccerà niente.
  2. Una molla importante è data dal disagio: quando stai talmente male (fisicamente o psicologicamente) che trovi finalmente la forza per mollare un’abitudine consolidata negli anni.
  3. Innesca un circolo virtuoso. Ti viene voglia di cambiare altro e sai di potercela fare

Veniamo ora al secondo grande cambiamento, che riguarda il workout.

Alzi la mano chi non ha avuto (o ha tuttora) momenti conflittuali con il movimento.

Sono una persona dinamica a cui piace muoversi. Naturalmente l’arrivo dei figli e i ritmi della gestione lavoro-casa-famiglia non hanno agevolato questa mia voglia. Eppure ho sempre e faticosamente trovato il modo di fare qualcosa, tra camminate e pilates (i miei preferiti).

Poi è arrivato il Covid, poi è arrivata la mia scelta di diventare freelance, ed ecco che sono passata al livello PRO del videogioco: quando diavolo fare workout?

Anche qui OVVIAMENTE sono intervenute le scuse che possiamo tutte immaginare: non ho tempo, non ho le forze, ci saranno momenti migliori… e la grande aggravante è sempre la diastasi di cui parlavo prima, perché ho la consapevolezza che per quanto faccia, non avrò mai il corpo che desidero finché non mi opero… Quindi perché impazzire?

Ma io sono testarda.

Ho deciso di eliminare l’aspettativa e concentrarmi sul benessere. Come sto bene dopo essermi mossa! Perfino la mente è più lucida.

E allora mi sono imposta di non puntare a chissà che cosa, perché tanto non sarei riuscita a portare avanti impegni troppo grandi. Mi sono detta: ‘Ok. Dal lunedì al venerdì faccio dai 5 ai 20 minuti di workout, a seconda di quanto tempo/voglia ho’.

Se sono scarichissima, so che 5 minuti volano, se sono carica, me ne concedo 20 e dopo sto alla grande.

Sono diventata una top model? No.

Però mi vedo meglio e soprattutto MI SENTO MEGLIO.

Ecco quindi cos’altro ho imparato:

4. Il cambiamento perché sia duraturo e sostenibile deve avvenire prima di tutto nella nostra mente. Se succede, allora niente può fermarci dal trovare il modo.

5. Non dobbiamo cadere nella trappola del “tutto e subito”. Non riusciremo mai a stravolgere qualcosa dal giorno alla notte, né otterremo risultati immediati.

6. Se non impariamo ad amare il processo, che senso ha il risultato? Se per arrivare a qualcosa dobbiamo rovinarci giorni, mesi o anni, ne vale la pena? La vita è il viaggio, non la meta (lo dicono anche gli Aerosmith). Quindi bisogna trovare il modo di rendere il cambiamento piacevole e su misura per noi.

Raccontami il tuo ultimo e faticoso cambiamento 🙂

“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.” (Wiston Churchill)

Accettazione, frustrazione, corpo da spiaggia.

Cos’è – vorrei sapere – cos’è che mi porta ogni maledetta estate ad attraversare quella settimana buia, nella quale mi vedo tutti i difetti del mondo?

Succede ogni anno:

Funziona tutto piuttosto bene, mi vedo piuttosto bene.

Poi arriva il caldo e ci si scopre un po’ alla volta.

Finché non arriva il giorno in cui lancio metà dei vestiti sul letto e sbraito (più a me stessa che ad altri) che tanto non mi sta bene niente.

Eppure è il mio guardaroba, proprio quello che ho scelto io e che mi fa compagnia con affetto 365 giorni all’anno.

Sono bianca sì, e non sopporto il caldo.

Mi abbronzo se sto immersa in acqua o se c’è quella bella arietta che non ti fa sudare come un pollo sullo spiedo. Non sono mai stata come quelle (beate loro) che se ne stanno in pausa pranzo sul terrazzino a prendersi il sole con 30 gradi.

E quelle braccia da nuotatrice? Sempre avute.

Ci siamo odiate in adolescenza, poi abbiamo imparato a convivere, sghignazzando per ogni volta che mi hanno chiesto se faccio nuoto (solo rana, in verità, e pure malino).

La pancia… Beh quella è una lunga storia.

Quando ero adolescente c’era Shakira, che tu che mi leggi probabilmente hai ben presente, e c’era Britney Spears, prima che decidesse di rasarsi a zero e abbandonare la ragazzina provocatrice per quella ubriaca che si fa arrestare.

Non so se ti è mai capitato ma succede molto spesso: passiamo anni ad affliggerci per un qualche difetto fisico e poi il tempo passa, e riguardando quelle foto di 10 anni prima, ci diamo delle stupide, perché in verità eravamo belle e ci sottovalutavamo.

Quella pancia che mi è sempre stata profondamente antipatica, perché io sognavo la tavola da surf e invece era leggermente pronunciata e ‘femminile’, a rivederla adesso mi sembra bellissima.

La pancia attuale, con una diastasi di 6 cm e l’ombelico che piange, quella sì che è brutta. E lo dico con tutto il rispetto per chi è messa molto peggio (ho visto diastasi che ti fanno sembrare sempre incinta e ernie grandi come palle da golf) o per chi ha problemi ben più seri: con rispetto, dico che per me è brutta, inutile indorare la pillola.

Passo la giornata a pensarci? No.

Mi impedisce di trovarmi piacevole in molte situazioni? No.

Ma non mi fa mai sentire 100% a mio agio, come se non mi appartenesse, dato che sono una persona dinamica e piuttosto sportiva.

Se ne sta lì con aria afflitta, come se fosse la pancia di una che sta sempre sul divano a mangiare patatine.

Ho fatto un consulto con il chirurgo, perché sto valutando l’operazione nel 2021, e ammetto di essere terrorizzata (mai operata in vita mia); ma il pensiero di tornare a piacermi, pur con un po’ di smagliature, con la faccia spesso stanca, con qualche capillare in vista, con le braccia da nuotatrice, con la pelle chiara, ecco quel pensiero è qualcosa a cui mi attacco con gioia.

Maturità per me non è rinunciare a sentirci belle nei nostri panni perché in fondo ci sono cose più importanti… Maturità è essere consapevoli che quell’ideale di bellezza promosso con ossessione sui media e in molti social non esiste. 

E che scegliere di fare figli ha ripercussioni sul corpo, fosse anche una piccola smagliatura.

E che il corpo comunque invecchia, è la vita.

Maturità è rispettare se stesse senza ossessioni, consapevoli che possiamo e dobbiamo prenderci cura di noi nel modo che riteniamo migliore e non solo per l’estetica, ma soprattutto per il benessere totale. 

Mens sana in corpore sano, mica per niente.

Non c’è una morale in questo post o una soluzione definitiva.

C’è solo la voglia di condividere senza vergogna certi pensieri, senza per questo sentirmi superficiale.

Che anche quest’anno mi ritrovo un corpo da spiaggia… Perché il corpo c’è, e la spiaggia pure.